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Nessuna evoluzione nell’inquinamento: i killifish sopravvissuti sono dei “perdenti”

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tradotto da Daniel Fantasia per AISO Associazione Italiana Studi sulle Origini

©123rf.com/lightwiseKillifish

I killifish atlantici (Fundulus heteroclitus), anche conosciuti come sanguinerola del fango o mummichog, sono abbondanti nelle acque estuariali lungo la costa dell’Atlantico di Usa e Canada. A causa del fatto di essere “tipicamente molto sensibili all’inquinamento”, sono stati indicati per qualche tempo specie fungenti da indicatori ambientali.1 Essi rappresentano, come indicatore barometrico della salute degli ecosistemi, l’equivalente acquatico di un “canarino in una miniera di carbone”.2

In ogni caso, è stato scoperto che il killifish atlantico riesca a vivere in diversi punti3 in cui le acque risultino altamente inquinate. Ciò accade addirittura in luoghi in cui i livelli di contaminanti come diossine, mercurio, ed altre sostanze chimiche industriali sono 8000 volte il livello di dose letale misurata precedentemente per il killifish. La loro apparenza ed il loro comportamento esteriore erano esattamente gli stessi rispetto ai killifish che vivevano nelle acque vicine non inquinate.1

Quando i ricercatori hanno comparato i genomi dei killifish inquinamento-tolleranti con i killifish che vivevano nelle acque vicine non inquinate, hanno trovato una differenza chiave.4 I pesci tolleranti all’inquinamento avevano un insieme comune di mutazioni. Ulteriori analisi hanno mostrato che nei pesci mutanti, molte di quelle mutazioni aiutano a disattivare, o spegnere, la via di trasduzione del segnale del recettore per l’idrocarburo arilico. La via di trasduzione molecolare è responsabile per gran parte dello sviluppo abnorme e della letalità larvale nel killifish normale quando sono presenti contaminazioni inquinanti. Perciò a causa del fatto che i geni mutati abbiano spento la via di trasduzione biochimica, i killifish mutanti possono tranquillamente vivere in ciò che sarebbero altrimenti acque tossiche.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che l’insieme di mutazioni si potevano trovare in alcuni dei killifish che vivevano nelle acque incontaminate. In ogni caso, dicono che il fatto che sia raro probabilmente indichi che le mutazioni non forniscano nessun vantaggio di sopravvivenza per il pesce quando sono assenti le tossine.

Ora, tutto ciò cosa ha a che fare con il dibattito originale, ovvero sulla discussione se siamo stati creati secondo il racconto biblico o al contrario ci siamo evoluti a partire da microbi attraverso milioni e miliardi di anni? Semplicemente questo. Nonostante le attuali osservazioni dei ricercatori (sintetizzate sopra), le loro scoperte sono state riportate come prove a favore dell’evoluzione. National Geographic ha intitolato: “Questi pesci si sono evoluti per vivere in acqua estremamente tossica”1 ed il titolo dell’articolo Science dei ricercatori indicava un “rapido e ripetuto adattamento evolutivo”.4

In realtà, non c’è nulla di “evoluzionistico” in ciò che i ricercatori hanno osservato e documentato, nel senso di assenza di qualsiasi dimostrazione di incremento di informazione genetica derivata dalla mutazione come l’evoluzione microbo-uomo richiederebbe. Le mutazioni del killifish erano già presenti nelle popolazioni presenti in acqua pulita, pronte per una selezione naturale che sarebbe intervenuta qualora l’ambiente fosse diventato tossico. (La selezione naturale può agire solamente in presenza di informazione genetica esistente, ma non può mai generare nuovi geni, perciò la selezione naturale non è evoluzione, nonostante ciò che sottintendono tattiche civetta5 di alcuni libri di testo). Le mutazioni non acquisirono nessuna nuova funzione, ma piuttosto la persero (spegnimento della via metabolica precedentemente menzionata). Per questo motivo i killifish sopravvissuti nelle acque inquinate sono in realtà dei “perdenti”.

E non soltanto come individui. I ricercatori erano preoccupati nel notare che le popolazioni dei killifish nelle aree contaminate avevano perso diversità genetica, se paragonati alle popolazioni originali in acque pulite. Così come riportato da National Geographic, “Nell’adattarsi al loro nuovo ambiente, il pesce inquinamento-resistente ha perso un po’ del proprio patrimonio genetico: Sono diventati leggermente meno differenziati.”1 (Presumibilmente questo è accaduto anche perché il veleno ha ucciso tutti i pesci inquinamento-intolleranti, eliminando così tutti i loro geni – e non solo per la via del recettore per l’idrocarburo arilico.) Questo li avrebbe resi meno capaci di adattarsi a cambiamenti futuri nei loro ambienti circostanti se paragonati alle popolazioni killifish in acqua pulita, descritti dai ricercatori come quelli che “si sono trovati in una buona condizione per evolvere gli adattamenti necessari per sopravvivere in ambienti radicalmente alterati.”4 Ma in questo caso di studio dei killifish l’adattamento per vivere in acque inquinate non è stato il frutto di “un’evoluzione”, ma era già presente. Non c’è da meravigliarsi se l’apparizione di popolazioni di sopravvissuti sia stata “rapida” sotto la pressione della selezione naturale dovuta alle tossine letali.

I killifish non erano “pronti per evolvere” ma piuttosto erano “progettati per adattarsi”. Equipaggiati con un adattamento che ha perso una via molecolare, i “perdenti” hanno dimostrato di essere “i più adatti”. Non c’è stata alcuna evoluzione in questo inquinamento!

Riferimenti

  1. Konkel, L., Questi pesci si sono evoluti per vivere in acque estremamente tossiche – Killifish in alcuni fiumi dell’est altamente inquinati si sono evoluti per sopravvivere a livelli di tossine fino a 8000 volte la dose letale, news.nationalgeographic.com, 8 Dicembre 2016. Torna al testo.
  2. University of California—Davis, Health defects found in fish exposed to Deepwater Horizon oil spill [Difetti di salute trovati in pesci esposti a fuoriuscite di petrolio del Deepwater Horizon], caes.ucdavis.edu, 3 May 2013. Torna al testo.
  3. Il Porto di New Bedford in Massachusetts, La Baia Newark in New Jersey, la zona Bridgeport di Connecticut, e il Fiume Elizabeth in Virginia. Torna al testo.
  4. Reid, N., e 11 altri, The genomic landscape of rapid repeated evolutionary adaptation to toxic pollution in wild fish [Il panorama genomico del rapido adattamento evoluzionistico ripetuto fino all’inquinamento tossico nel pesce selvatico], Science 354(6317):1305–1308, 2016. Torna al testo.
  5. In molti libri di testo i termini ‘selezione naturale’ ed ‘evoluzione’ sono frequentemente usati come sinonimi, quando in realtà è dimostrato che non lo siano. Vedere per sesempio, Ambler, M., Natural selection ≠ evolution, Creation 34(2):38–39, 2012; creation.com/nse, and: Walker, T., Don’t fall for the bait and switch—sloppy language leads to sloppy thinking, Creation 29(4)38–39; creation.com/baitandswitch. [Ndt: civetta: attirare con falsa pubblicità per poi scambiare l’articolo con un prodotto più caro.] Torna al testo.

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