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Notizie esagerte sugli ominini

Gli Australopitechi fanno nuovamente notizia

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tradotto da Andrea Scalas per Associazione Italiana Studi sulle Origini

Pubblicato: 9 agosto 2018 (GMT+10)
wikipedia.org, DurovaAustralopithecusafarensis-reconstruction
Ricostruzione di Australopithecus afarensis in mostra al Museo dell’Uomo, San Diego, California.

Con ‘un titolo nelle principali notizie che cita "Il cranio di un ominine di quattro milioni di anni mostra somiglianze con quello degli uomini moderni" ci si poteva aspettare una scoperta sensazionale. Lo studio evidenziato ha esaminato lo spessore degli strati ossei corticali e spugnosi che compongono le ossa piatte nella sommita’ del cranio. Leggendo il documento originale (Beaudet, et al.),1 la scoperta principale sembra concernere per lo più alcuni australopitechi di Sterkfontein, in Sudafrica, caratterizzati da un'alta percentuale di tessuto osseo spugnoso nel cranio. Da questa misera scoperta, i ricercatori sono pervenuti alla seguente esagerazione nel comunicato stampa:

“Questa grande porzione di tessuto osseo spugnoso, che si trova anche nel nostro stesso cranio, potrebbe indicare che il flusso di sangue nel cervello dell' Australopiteco possa essere stato paragonabile a noi e / o che la scatola cranica abbia avuto un ruolo importante nella protezione del cervello in evoluzione.”2

Notare l'impiego della forma condizionale 'potrebbe', così come di 'e / oppure', in queste asserzioni, indicando che i ricercatori stanno esagerando l'importanza della loro scoperta. Ciò non è inusuale, in quanto i resoconti popolari come quelli rilasciati ai media sono progettati per evocare il sostegno pubblico alla "ricerca", dare importanza alle istituzioni (attrarre fondi e studenti), ecc.

Tuttavia, quando si parla di evoluzione, l'esagerazione può essere eccessiva (vedi creation.com/reading-between-the-lines), specialmente quando si considera la storia dell'evoluzione umana. Secondo le loro scoperte, la proporzione di tessuto osseo spugnoso negli esseri umani di oggi è minore, e considerevolmente inferiore nella maggior parte dei casi. Ad esempio, la percentuale (%) dello strato osseo spugnoso lungo la sezione parasagittale era 65,3, 83,3 e 81,6 (media di 76,7) in tre diversi australopitechi, rispetto ad una media di 55,2 su 10 essere umani esistenti. Quindi, le proporzioni di tessuto osseo spugnoso in questi australopitechi e in "noi" non sono le stesse, come tale asserzione potrebbe indurre a concludere. Tuttavia, supponendo anche che lo fossero, cosa ci dimostra?

Ciò che sembra essere più degno di nota, guardando il documento di ricerca, è invece l'incongruenza nella datazione dell'età del campione principale (StW 578). Infatti i depositi trovati nella Caverna di Jacovec, dove fu trovato, sono stati datati a circa 4 Ma (milioni di anni fa), ma anche a 0.133 Ma, e quest'ultima data è stata "opportunamente" attenuata. Questo conferma la realtà secondo cui non esistono "date" assolute; bensì le stesse sono scelte sulla base di una storia evolutiva convincente.

Riferimenti

  1. Beaudet, A. et al., Cranial vault thickness variation and inner structural organization in theStW 578 hominin cranium from Jacovec Cavern, South Africa, J. Hum. Evol. 121: 204–220, 21 Maggio 2018 |doi:10.1016/j.jhevol.2018.04.004. Torna al testo.
  2. University of the Witwatersrand, Cranium of a four-million-year-old hominin shows similarities to that of modern humans, https://www.eurekalert.org/pub_releases/2018-06/uotw-coa062518.php, 25 Giugno 2018. Torna al testo.